Riccardo Notarbartolo di Villarosa



Mi chiamo Riccardo Notarbartolo di Villarosa, sono nato a New York nel 1950 e ho sempre vissuto a Milano. Al liceo Parini la mia professoressa d’italiano protestava per il mio cognome troppo lungo. I titoli nobiliari sono stati aboliti, diceva. Io le rispondevo che l’ultimo articolo della costituzione consente l’utilizzo del predicato nobiliare sui documenti di identità. Mio chiodo fisso era quello di diventare giornalista per andare gratis al cinema. Scopersi dopo aver iniziato una collaborazione con il Corriere della Sera con articoli di vela che la tessera del cinema ce l’avevano solo quelli degli spettacoli. Laureato in giurisprudenza con una tesi di codiritto della navigazione (Salvataggio, recupero e soccorso in mare) ho assolto gli obblighi di leva in Marina. In Accademia a Livorno notai numerosi quadri di Rudolf Claudus, austro-ungarico adottato come pittore quasi ufficiale della Marina tra le due guerre. E’ tetro e di maniera; molto meglio il milanese Tabet, o, prima il grande Edoardo De Martino pittore "by appointement to Her Majesty Queen Victoria". Ho passato quasi tutta la mia vita a costruirmi un passato perché altrimenti in un curriculum come questo non avrei saputo cosa dire. Pur di avere storie da raccontare mi sono sobbarcato una quindicina d’anni di regate nonostante frequenti attacchi di mal di mare. Ho raggiunto Los Angeles da Livorno a bordo di un mercantile. Avevo letto “ La nave morta” di B.Traven in cui si descriveva la vita maledetta di un fuochista in sala macchine. Volevo provare anch’io quell’avventura e chiesi ad un amico armatore di imbarcarmi. Fui accontentato, e in una sera d’autunno salii a bordo di una nave da 40.000 tonnellate che caricava merce varia.
Il problema era che non ero iscritto alla gente di mare, per cui mi dissero di accomodarmi nella cabina riservata agli ospiti e non mi fecero fare un accidenti durante tutto il periodo della traversata. Una noia lancinante. In America volli spostarmi con gli autobus della linea Greyhound come aveva fatto Jack Kerouac nei suoi viaggi descritti nel libro “On the road”. Altro rompimento di palle bestiale. Arrivai nello Utah dove fui ospitato dai miei cugini mormoni. Erano ragazzi più o meno della mia età che dibattevano animatamente se era lecito bere coca cola che notoriamente contiene caffeina. La caffeina e la teina sono proibite dalla chiesa mormone. Intanto, nel resto dell’america la gente si faceva di canne, LSD, eroina, superalcolici.
In un’altra occasione decisi di passare le ferie estive in Afghanistan. Era nel 1979 e pensavo di riuscire a diventare un corrispondente di guerra come Kipling o Churchill.
L’esperienza di venire mitragliato , senza conseguenze, da un Mig sovietico mi fece cambiare idea.
Sono stato redattore, direttore e persino editore di riviste mare. Mi sono appassionato alla pittura di marina ed sono convinto di essere un esperto del settore. Titolare della agenzia fotografica Overseas dal 1980 al 1998, da qualche anno scrivo articoli semi demenziali per le riviste Yacht Capital e Yacht Digest. Poco meno di un anno fa decisi di applicare il concetto di semidemenzialità alla pittura. Essendo presuntuoso ai primi lavori che mi sono sembrati azzeccati non ho esitato a importunare varie gallerie di Brera. Nella primavera del 2009 ho avuto l’onore di una mostra personale presso la galleria Jannone di corso Garibaldi.
Like many Italians I was born in New York in 1950, but unlike many Italians I emigrated to Italy when I was two years old. Ever since I lived in Milano.
My Italian literature teacher at the Parini high school complained because my surname was too long. I protested invoking the last article of the Italian Constitution which allowed noblemen to keep their titles in the surname.
My obsession was to become a journalist in order to go to the movies for free. After having started to write sailing articles for the daily newspaper Corriere della Sera I found out that only the entertainment editors had the pass for the movies.
I went to law school where I graduated with a paper on Salvage at sea. I served in the Italian navy as a lieutenant.
I passed most of my life in trying to put together a past in order to have something to say in a resumè like this. Just to have something to say in a conversation I endured 15 years as a forward deckhand on racing yachts despite frequent bouts of seasickness.
I reached Los Angeles from Leghorn on a tramp steamer.
I had read the “Dead Ship” by B. Traven where the hero was an engine room stoker. I wanted to do the same thing but not being a member of the Sea Unions I was not allowed to work and I was told to camp it out in the owner’s cabin. The owner was a friend of my father. It was painfully boring. When I reached the US I decided to travel via Greyhound bus just like Jack Keruac did in hi book “On the road”.
The boredom was even worse than on the ship. I got to Utah were I stayed for a while with my Mormon cousins. They were about my age and they often debated if they could drink Coca Cola. Because of its caffeine content the followers of Brigham Young were not supposed to drink it. In the meanwhile other young men across the States were smoking pot, shooting heroine, taking LSD or drinking like fishes.
A few years later I decided to spend my summer vacations in Afghanistan. It was back in 1979 and I had high hopes of becoming a war corrispondent like Winston Churchill or Rudyard Kipling. After being bombed and strafed by a Russian Mig I changed my mind.
I have been editor, chief editor, publisher of yachting magazines. I took a passion for marine painting and I believe to be an expert in this field. I worked for about 20 years in my photo agency and now I write nonsense editorial for a couple of yachting magazines.
In 2008 I decided to apply the nonsense concept to painting. Being somewhat conceited I took my very first works to a few galleries in the Brera art quarter where I was lucky enough to get an offer to exhibit my stuff in Antonia Jannone’s gallery.

riccardo_notarbartolo@yahoo.it